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Inverno Trentino

Che voto prenderò?

Salve a tutti!

Venti intellettuali francesi, tra cui il noto scrittore Daniel Pennac, chiedono in una lettera aperta di abolire i voti nei primi anni di scuola, perchè vengono vissuti dai piccoli come un verdetto punitivo e non spronano ad un possibile miglioramento.

Da noi, invece,la riforma del ministro Gelmini nel 2009 ha reintrodotto la valutazione in decimi per ogni materia, perchè gli studenti, anche in tenera età, devono poter capire con chiarezza se hanno lavorato bene o no. Secondo il ministro, i giudizi a cui si ricorreva in passato erano ambigui e retorici, si prestavano a dire tutto e il contrario di tutto.

Il dibattito, dunque, è sempre aperto, ma rischia di essere interminabile se si tralascia il fatto che la vera questione in gioco riguarda il tema delicatissimo della valutazione.

In altre parole, misurare le competenze raggiunte rispetto a degli obiettivi finali è un conto ed è anche necessario farlo, ma questo è solo un aspetto di una dinamica molto più ricca e complessa che si sviluppa nel rapporto fra uno studente ed un insegnante.

Valutare davvero, infatti, significa tenere conto di tutti i fattori in gioco: ogni alunno ha le sue specificità e se al maestro ed al consiglio di classe sta a cuore il bene di ogni singolo allievo ed il valore della sua persona, non importa che abbiano a disposizione numeri o lettere o altri sistemi, perchè troveranno il modo di motivare agli occhi del bambino le loro scelte. Lo incoraggeranno indicandogli il percorso più adatto per esprimere le sue attitudini ed il suo mondo interiore.

La valutazione, insomma, è strettamente legata al rapporto educativo, per questo la prima cosa importante è che ci sia un adulto appassionato a ciò che fa, che il bambino possa guardare con la fiducia necessaria per crescere e migliorare.

Credo che questo sia anche ciò che i genitori devono desiderare e chiedere alla scuola, perchè senza dubbio sanno che il valore dei loro figli è molto più profondo del successo o del fallimento scolastico. Voti e giudizi sono inevitabili, ma hanno senso se li leggiamo come segnali indicatori, non come sentenze definitive.

Che ve ne pare?

Rosanna.

 

 

 

 

 

 

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