| Alla ricerca della regola perfetta |
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Benvenuti, mi chiamo Rosanna,sono madre di due ragazzi di 28 e21 anni, insegno Lettere in una scuola superiore e sono sposata con un albergatore che nel suo lavoro ha scelto la famiglia come interlocutrice privilegiata. Parlando di famiglia è impossibile eludere il tema cruciale dell'educazione e proprio su questo vorrei proporvi un dialogo come scambio di suggerimenti ed esperienze. Oggi io inizierei dalla parola "regola", il leit-motiv di tante domande e dubbi espressi da padri e madri e, più in generale, da chi svolge un compito educativo: quante e quali regole per mio figlio? Quanta fermezza occorre? Quali deroghe permettere?
A me pare che dietro il ritmo ossessivo con cui ricorrono questi interrogativi si nasconda una sostanziale insicurezza dovuta non tanto all'inesperienza, ma alla mancanza di una ipotesi di lettura della realtà secondo un senso, un significato che vada oltre l'immediatezza dell'istante. Intendo dire che spesso a noi adulti il reale appare frammentario e casuale, per cui siamo indotti a pensare che siano le regole a dare consistenza al nostro impegno educativo. Certo, un bambino di pochi anni ha bisogno di riferimenti chiari e precisi, ma al di là di questo mi sembra vitale che egli possa percepire uno sguardo positivo dei genitori su se stesso e sulla vita. Solo così potrà introdursi con sicurezza nel mondo. La stessa dinamica, poi, si rivela tanto più preziosa nell'adolescenza, quando la partita si fa davvero delicata. In mancanza di questo, si è tentati di moltiplicare a dismisura norme e regolamenti, di avvitarsi nelle dispute fra il genitore "buono" e quello "cattivo", correndo così il rischio di vanificare tanti generosi sforzi. E voi che ne dite?
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